­­TREMATE! LE CACCE ALLE STREGHE SON TORNATE

Storie di uomini e di mondi; dimenticati. Questo è ciò cui mi trovo di fronte ogni mattina nel momento in cui varco il cancello d’entrata della Veneranda Compagnia di Misericordia che separa la cosiddetta società civile dalla realtà nella quale l’associazione opera e lotta fin dal lontano XV secolo.

Sfogliando il catalogo virtuale dei progetti di servizio civile offerti dal “convento” avevo già ben chiaro in testa cosa stavo cercando. Cercavo il modo per potermi affacciare a un mondo che corre parallelo senza quasi mai incrociare la quotidianeità dell’ uomo “della strada”, se non attraverso cronache giornalistiche per lo più impegnate a disegnare un idealtipo di carcerato molto rassomigliante al “public enemy” numero uno piuttosto che a un essere umano; impegnate a sottolineare le differenze piuttosto che le similitudini.

Simili moti trovano terreno fertile e si autoalimentano attraverso una politica schiava di un’elettorato impaurito e lasciato dai media italiani nella quasi più completa ignoranza sull’argomento.

Nella mia personalissima caccia alle streghe in “direzione ostinata e contraria” ho avuto modo di toccare con mano e cuore questi mondi, queste storie, questi uomini. Culture lontane e vicine, persone che portano con se un bagaglio di esperienze e di situazioni spesso inimmaginabili da chi ha avuto la fortuna, perché di fortuna e non di merito si parla, di avere avuto un’infanzia felice, un’istruzione adeguata e una famiglia in grado di sostenere, aiutare e amare.

Onde sgombrare il campo da ogni possibile disonestà intellettuale va subito chiarito che non sto certo parlando di santi, ma neanche di “Barabba”; ogni persona assistita dall’associazione presso cui presto la mia attività di volontario con cui mi relaziono quotidianamente ha commesso un errore ma per esso a pagato la scotto maggiore: la privazione della propria libertà e spesso della proprià dignità.

Dare la possibilità a una donna di poter scontare il prorpio residuo di pena all’interno delle quattro mura protette della Casa Famiglia che l’associazione mette a disposizione, restituire una parvenza di normalità a uomini e donne attraverso un lavoro che ricomincia a scandire le loro giornate un tempo prive di qualsivoglia scopo, aiutare giorno per giorno le famiglie di chi è entrato a far parte del pianeta cercere italiano tramite l’elargizione diretta di generi alimentari di prima necessità; questi e centinaia di piccoli e grandi gesti sono ciò che riempe di significato il lavoro di chi come me opera all’interno della Compagnia di Misericordia.

Per concudere, chi è senza peccato scagli la prima pietra, oppure, chi il peccato lo ha commesso (e volenti o nolenti siamo tutti peccatori), quella pietra la usi per incominciare a scalfire il muro che separa “l’immacolata società” da questi uomini e mondi; dimenticati.

Marco