Il giorno 19 febbraio  il Professor Franco Della Casa, già professore ordinario di diritto processuale penale presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli studi di Genova e componente del Comitato degli esperti degli Stati generali, ha tenuto una conferenza dal titolo “Un metodo innovativo per la riforma della legge penitenziaria” presso la Sala Chierici della biblioteca Berio.

 

Di seguito riportiamo la relazione conclusiva della conferenza.

 

 

RELAZIONE CONFERENZA SU STATI GENERALI

 

La conferenza organizzata sugli Stati generali per la riforma della legge penitenziaria ha visto come relatore il Professor Della Casa che ha affrontato l’argomento partendo da una panoramica sulla situazione attuale dei carceri italiani e dell’attuale ordinamento penitenziario, sottolineandone le criticità, per arrivare poi a delineare il lavoro svolto nei diciotto tavoli e i risultati ottenuti.

Ad oggi un detenuto costa circa 120 euro al giorno e il budget per l’amministrazione penitenziaria si aggira intorno ai 3 miliardi annui. Ciò è esemplificativo e rende l’idea di quanto il carcere sia una macchina costosa. Questo dato va analizzato insieme ad un altro, cioè il tasso di recidiva, per vedere se effettivamente ha un’utilità o se conviene adottare maggiormente le misure alternative. Mancano degli studi seri e recenti sulla recidiva ma quel che si sa è che i tassi di recidiva sono alti soprattutto tra i detenuti che hanno scontato tutta la pena in carcere mentre chi ha usufruito di misure alternative ha un tasso di recidiva più basso.

Un altro dato emerso durante la conferenza è quello relativo al tasso di suicidio che negli anni sta leggermente diminuendo ma rimane ancora alto (43 nel 2014, 39 nel 2015); una curiosità che il Professor Della Casa ha sottolineato è che il tasso di suicidi è alto non solo tra i detenuti ma anche tra la polizia penitenziaria.

L’ordinamento penitenziario vigente risale al 1975 e pur essendo stato ai tempi innovativo ormai risulta superato in alcuni aspetti. Le criticità principali sono:

  • Carenze edilizie: è difficile trovare un luogo idoneo per costruire un carcere anche perché in teoria la struttura dovrebbe essere collegata alle pene che vengono scontate al suo interno. La maggioranza dei carceri italiani è invece costruita per consentire il controllo e la prevenzione di eventuali fughe piuttosto che per favorire la socializzazione.
  • Tassi di tentativi di suicidio e autolesionismo molto alti
  • Mancanza di lavoro in carcere: l’inattività per i detenuti è deleteria e porta all’ozio involontario che non può essere positivo per i detenuti ma è facilitante per l’amministrazione penitenziaria.
  • Scarsa tutela della salute
  • Mancanza di professioni educative: lo scarso numero di educatori e educatrici all’interno del carcere non permette di seguire e monitorare i detenuti né di creare un progetto educativo efficace.
  • Mancato rispetto della territorialità della pena: avviene troppo spesso che vi sia uno sradicamento dal contesto e dalla famiglia con conseguente difficoltà a mantenere una continuità affettiva e un reinserimento a fine pena più difficoltoso.
  • Carenza di accompagnamento al fine pena: questo aspetto è ancora più dirompente quando non sono state concesse misure alternative.
  • Sovraffollamento: è uno dei problemi principali per l’Italia in quanto non permette di organizzare attività educative e lede la dignità del detenuto; il carcere svolge così solo la funzione di contenimento tralasciando completamente quella riabilitativa.

 

Nel 2013 la Corte Europea ha condannato l’Italia sia per il sovraffollamento carcerario sia per la lunghezza dei processi ma ciò ha creato l’occasione giusta per pensare ad una riforma della legge penitenziaria.

Il Governo ha presentato un disegno di legge già approvato dalla Camera dei deputati che verrà analizzato dal Sento tra circa un mese in cui è previsto un maggior ruolo del volontariato sia dentro sia fuori le carceri così come auspicato da una direttiva del Parlamento.

Accanto alla legge delega si sono affiancati gli Stati generali cioè 18 tavoli tematici composti da operatori penitenziari, magistrati, avvocati, docenti, esperti, rappresentanti della cultura e dell’associazionismo civile. Gli incontri tra i componenti dei tavoli sono avvenuti prevalentemente su piattaforma web dedicata e nel corso dei lavori sono state svolte visite negli istituti penitenziari, incontri con operatori e detenuti, audizioni di gruppi di esperti ed altre iniziative.

L’affiancamento degli Stati Generali alla legge è avvenuto in quanto il Ministro della giustizia ha ritenuto opportuno portare le tematiche penitenziarie all’interno della collettività per sensibilizzarla e per iniziare a considerare il carcere un problema e non la soluzione dei problemi anche perché a causa dei media si è radicata nell’opinione pubblica la convinzione che il carcere e maggiori pene siano utili ad aumentare la sicurezza mentre la realtà è esattamente opposta.

 

Gli Stati generali si sono strutturati in diciotto tavoli che affrontavano le tematiche fondamentali riguardanti il carcere:

 

Tavolo 1 – Spazio della pena: architettura e carcere

Tavolo 2 – Vita detentiva. Responsabilizzazione del detenuto, circuiti e sicurezza

Tavolo 3 – Donne e carcere

Tavolo 4 – Minorità sociale, vulnerabilità, dipendenze

Tavolo 5 – Minorenni autori di reato

Tavolo 6 – Mondo degli affetti e territorializzazione della pena

Tavolo 7 – Stranieri ed esecuzione penale

Tavolo 8 – Lavoro e formazione

Tavolo 9 – Istruzione, cultura, sport

Tavolo 10 – Salute e disagio psichico

Tavolo 11 – Misure di sicurezza

Tavolo 12 – Misure e sanzioni di comunità

Tavolo 13 – Giustizia riparativa, mediazione e tutela delle vittime del reato

Tavolo 14 – Esecuzione penale: esperienze comparative e regole internazionali

Tavolo 15 – Operatori penitenziari e formazione

Tavolo 16 – Trattamento. Ostacoli normativi all’individualizzazione del trattamento rieducativo

Tavolo 17 – Processo di reinserimento e presa in carico territoriale

Tavolo 18 – Organizzazione e amministrazione dell’esecuzione penale

 

All’interno dei tavoli vi erano varie professionalità per adottare un approccio multidisciplinare e per ogni tavolo è stata redatta una relazione conclusiva con delle indicazioni relative alla tematica affrontata da quel tavolo.

Il Comitato degli esperti ha raccolto le varie relazioni e stilerà a breve un documento che verrà offerto alla discussione pubblica in modo da implementare il documento stesso che verrà alla fine presentato al Ministro della Giustizia e al Presidente della Repubblica.

 

I risultati dei tavoli sono stati di tre tipi fondamentalmente:

ü  Risultato giuridico: le relazione dei vari tavoli contribuiranno alla stesura della legge delega

ü  Risultato culturale: raccolta di materiali e maggior reperibilità della documentazione raccolta

ü  Risultato sulle prassi penitenziarie: proposte di modifica normativa e raccomandazioni per l’amministrazione ad esempio la sanità assicurata tutto il giorno, la lotta all’infantilizzazione dei detenuti.

L’importanza degli Stati Generali è data anche dal fatto, come ha detto il Professor Della Casa, che è “un metodo innovativo perché si parte dalla premessa secondo cui la legge penitenziaria risulta fragile se calata dall’alto. Deve avere alla base un’ampia mobilitazione culturale che diffonda nella collettività una visione corretta della pena detentiva”.