Genova: il Garante dei detenuti “carcere Marassi caso nazionale, in cima alle priorità”

di Matteo Macor

La Repubblica, 29 febbraio 2016

 

Mauro Palma dopo il dossier di Repubblica: “Serve un carcere più piccolo con strutture alternative”. “Abbiamo da garantire i diritti in tutti quei luoghi di privazione della libertà dove serve tutelarli: carceri, caserme, commissariati, Cie, ex ospedali psichiatrici”.
Mauro Palma, 68 anni, romano, è da pochi giorni il Garante nazionale dei detenuti. Fondatore e primo, storico presidente dell’Associazione Antigone, l’associazione impegnata sui diritti e le garanzie nel sistema penale, di qui ai prossimi mesi il suo ruolo sarà quello di organizzare il sistema di “monitoraggio delle situazioni di privazione della libertà”. Un lavoro fatto di dialogo costante con le strutture sul territorio e visite sul posto, che potrebbe partire proprio dal carcere di Marassi, e dalla Liguria.

A Marassi troppi detenuti dovrebbero essere semplici internati in strutture alternative.
“È un problema di quasi tutta Italia, soprattutto dei circondariali. È qui che vengono portate le persone nell’immediatezza dei reati di strada. Che per la gran parte coinvolgono soggetti affetti da disturbo di comportamento, e che in linea di massima dovrebbero essere in carico al Dipartimento di salute mentale, e destinati alle Rems”.

E cioè le residenze sanitarie di messa in sicurezza, che però in Liguria non esistono.
“Dalla settimana scorsa, proprio per questo, esiste un commissario per le regioni che non hanno le Rems, Franco Corleone. Nei prossimi mesi dialogherà con le regioni inadempienti, e mi auguro che nel giro di sei mesi anche il problema in Liguria finisca”.

Come si è arrivati a questi punti, Palma?
“La legge che ha abolito gli ospedali psichiatrici giudiziari è stato un passo di grande civiltà, l’ultimo pezzo ancora inevaso di una riforma lunga 30 anni. Però ha richiesto e richiede un impegno considerevole, è normale che sul territorio si fatichi nell’adeguarsi al nuovo sistema”.

Però, in Liguria, non mancano solo le Rems. Siamo l’unica regione italiana, insieme alla Calabria, senza una legge che preveda la figura del garante dei detenuti “locale”.
“È vero. Alcune regioni non hanno ancora un garante, ma la legge ce l’hanno tutte. So però che in Liguria ci si stanno lavorando”.
La proposta di legge c’è, ma nel frattempo lei cosa può fare per la situazione di Marassi, come Garante nazionale?
“Il Garante nazionale ha assoluto bisogno di poter contare sulla rete dei garanti regionali. In queste fasi iniziali di mandato, in cui da neo eletto ho ancora da avviare lo staff, per ora posso solo programmare visite o affrontare sul posto eventuali situazioni di emergenza. Appena sarà tutto avviato, da metà aprile, inizieremo le visite programmatiche dalle realtà che occorre seguire da vicino”.

Marassi fa parte delle strutture segnalate?
“Genova potrebbe essere tra le prime destinazioni. Di Marassi conosco le difficoltà, tipiche di una struttura così grande e ancora senza un progetto. In futuro penso andrà ridotto nei numeri, e supportato da una struttura decentrata. Ma non ho avuto segnalazioni recenti a riguardo”.

Cosa vuol dire, per un carcere, “avere un progetto”?
“Far sì che chi entra abbia ben chiare regole e dinamiche. Mantenere i tanti progetti ricreativi, dai corsi di ceramica al teatro, preziosi ma forse un po’ infantilizzanti. E puntare di più su attività che responsabilizzino, diano certificazioni professionali e competenze, preparino i detenuti al momento dell’uscita e alla ricostruzione di una vita all’esterno”.

E dal mondo “esterno”, chi dovrebbe fare qualcosa di più?
“Penso alle strutture sanitarie, alla Asl. Dovrebbero farsi carico dei detenuti con disagio psichico, per esempio, ma non si sono ancora abituate a considerare il carcere un quartiere di propria competenza”.