Le nostre esperienze all’interno della Veneranda Compagnia di Misericordia
Il progetto di quest’anno di servizio civile prevede che entrambi i ragazzi selezionati operino in quasi tutti i settori di cui si occupa la Veneranda Compagnia di Misericordia, per cui: partecipo alla vita comunitaria in Casa Famiglia, alle attività che si svolgono nei laboratori e nel Centro Colloqui, partecipo ai coordinamenti e naturalmente svolgo attività di segreteria come rispondere al telefono o mandare fax.
Attraverso questo servizio civile opero con detenuti, ex detenuti e i loro famigliari, persone che sono in una situazione di disagio e che cercano di ricostruirsi il loro percorso di vita che è stato interrotto dalla loro detenzione o da quella di un loro famigliare.
Inoltre entro in contatto con un variegato gruppo di volontari che con il loro impegno, soprattutto di tempo, permette alla Misericordia di offrire un servizio continuativo. Uso il termine variegato perché varie sono le motivazioni che portano queste persone ad operare nella Misericordia, diverse sono le età, la provenienza culturale e sociale e la formazione, più o meno professionale, che deriva dal proprio bagaglio di conoscenze ed esperienze; proprio questa varietà arricchisce la Misericordia.
La Misericordia opera molto in rete e questo le permette di essere in contatto con le realtà del territorio (come con la prossima aperetura di Casa Mandela); questa attività di rete si svolge ad esempio con la Conferenza Regionale Volontariato e Giustizia Liguria a cui ho partecipato, ma si svolge anche quotidianamente attraverso i contatti con assistenti sociali, avvocati, educatori, vari servizi come lo Sp.in e l’Uepe e altre associazioni di volontariato.
Riguardo la formazione si divide in generale e specifica: la generale è stata svolta con la Caritas attraverso quattro incontri, di cui due residenziali, che sono stati davvero molto interessanti e arricchenti; invece la formazione specifica viene svolta con l’assistente sociale della Misericordia; inoltre partecipiamo a convegni, incontri e a ciò che può essere utile per il nostro percorso.
Il bilancio del mio servizio civile fin qui svolto è naturalmente positivo, svolgerlo qui significa entrare in contatto con una realtà che sembra così distante da noi ma che in realtà non lo è, mi permette di arricchire il mio bagaglio di conoscenze anche dal punto di vista umano e che mi sarà utile non solo per lo svolgimento della professione che vorrei svolgere (assistente sociale) ma anche nel quotidiano contatto con il prossimo e permette di fare qualcosa di concreto per queste persone che sia anche solo ascoltarle.
Inoltre mi consente di stare a fianco di persone che investono molto di sé stesse per rendere operativa la Misericordia e da cui si può solo imparare. GIORGIA
TREMATE! LE CACCE ALLE STREGHE SON TORNATE
Storie di uomini e di mondi; dimenticati. Questo è ciò cui mi trovo di fronte ogni mattina nel momento in cui varco il cancello d’entrata della Veneranda Compagnia di Misericordia che separa la cosiddetta società civile dalla realtà nella quale l’associazione opera e lotta fin dal lontano XV secolo.
Sfogliando il catalogo virtuale dei progetti di servizio civile offerti dal “convento” avevo già ben chiaro in testa cosa stavo cercando. Cercavo il modo per potermi affacciare a un mondo che corre parallelo senza quasi mai incrociare la quotidianeità dell’ uomo “della strada”, se non attraverso cronache giornalistiche per lo più impegnate a disegnare un idealtipo di carcerato molto rassomigliante al “public enemy” numero uno piuttosto che a un essere umano; impegnate a sottolineare le differenze piuttosto che le similitudini.
Simili moti trovano terreno fertile e si autoalimentano attraverso una politica schiava di un’elettorato impaurito e lasciato dai media italiani nella quasi più completa ignoranza sull’argomento.
Nella mia personalissima caccia alle streghe in “direzione ostinata e contraria” ho avuto modo di toccare con mano e cuore questi mondi, queste storie, questi uomini. Culture lontane e vicine, persone che portano con se un bagaglio di esperienze e di situazioni spesso inimmaginabili da chi ha avuto la fortuna, perché di fortuna e non di merito si parla, di avere avuto un’infanzia felice, un’istruzione adeguata e una famiglia in grado di sostenere, aiutare e amare.
Onde sgombrare il campo da ogni possibile disonestà intellettuale va subito chiarito che non sto certo parlando di santi, ma neanche di “Barabba”; ogni persona assistita dall’associazione presso cui presto la mia attività di volontario con cui mi relaziono quotidianamente ha commesso un errore ma per esso a pagato la scotto maggiore: la privazione della propria libertà e spesso della proprià dignità.
Dare la possibilità a una donna di poter scontare il prorpio residuo di pena all’interno delle quattro mura protette della Casa Famiglia che l’associazione mette a disposizione, restituire una parvenza di normalità a uomini e donne attraverso un lavoro che ricomincia a scandire le loro giornate un tempo prive di qualsivoglia scopo, aiutare giorno per giorno le famiglie di chi è entrato a far parte del pianeta cercere italiano tramite l’elargizione diretta di generi alimentari di prima necessità; questi e centinaia di piccoli e grandi gesti sono ciò che riempe di significato il lavoro di chi come me opera all’interno della Compagnia di Misericordia.
Per concudere, chi è senza peccato scagli la prima pietra, oppure, chi il peccato lo ha commesso (e volenti o nolenti siamo tutti peccatori), quella pietra la usi per incominciare a scalfire il muro che separa “l’immacolata società” da questi uomini e mondi; dimenticati.
MARCO