Sono ormai quarant’anni che varco abitualmente il portone di Marassi e molte cose dai primi anni 70 ad oggi sono cambiate, ma due caratteristiche del servizio della Misericordia sono rimaste immutate: la motivazione dell’impegno concreto e il contesto di sofferenza e dolore delle persone detenute in cui operano i confratelli. È la carità di Cisto che ci spinge a servire e ci sostiene nelle difficoltà, è la carità di Cristo che ci dispone ad accogliere le persone cercando di non giudicarle. Dicevo che molte cose sono cambiate e grazie a Dio anche in meglio come le strutture, l’organizzazione, l’assistenza sanitaria, le varie e numerose opportunità in ambiti diversi offerte alle persone detenute; purtroppo una almeno è cambiata in peggio e in modo rilevante cioè il livello qualitativo delle persone detenute che unito al sovra affollamento ha determinato un abbassamento del contesto ambientale. Le esigenze sono aumentate di molto, vi sono maggiori e più diffuse povertà che si evidenziano unitamente al numero delle persone detenute. Di conseguenza è aumentata direi in maniera esponenziale l’attività della Misericordia. Nei miei primi tempi era sufficiente l’impegno di uno o due volontari, uno o due pomeriggi alla settimana per far fronte alla ventina di richieste di colloqui alla settimana. Oggi siamo presenti tutti i giorni feriali (sabati compresi) in ¾ volontari nella mattinata dalle 8.00 alle 13.00 con estensione, quando necessario, a qualche pomeriggio perché le persone che incontriamo sono una ventina mediamente ogni giorno allocate nelle sei sessioni dell’Istituto. Né l’impegno finisce quando usciamo da Marassi perché in base alle richieste e ai bisogni manifestati dalle persone detenute dobbiamo svolgere, incontri, telefonate, pratiche, acquisti ed altre consimili attività. Molteplici sono i servizi richiesti: colloqui di sostegno, distribuzione di indumenti e generi per l’igiene personale, ritiro di pensioni, pagamenti di bollette e multe, acquisti vari di tipo consentito, misurazione della vista per ottenere gli occhiali (questa a cura di un confratello ottico diplomato), svolgimento di pratiche presso uffici esterni, accompagnamento in caso di concessione di permessi premio. Non c sono in programma per noi progetti dai titoli altisonanti, spesso ricchi di parole e poi vuoti di fatti. Volutamente cerchiamo di fare meglio che possiamo quelle cose, molto ordinarie che aiutano a vivere meglio il quotidiano dentro il carcere ricordando che prima di filosofeggiare occorre vivere. Attualmente siamo 11 volontari e formiamo un gruppo , lasciatemelo dire, efficiente, molto unito, animato da una bella amicizia che è riuscito a sviluppare un rapporto molto buono e di grande collaborazione con il personale dell’Istituto che sa di poter contare su di noi per tutti quei risvolti particolari non risolvibili in ambito istituzionale Personale che mi sento in dovere di ringraziare caldamente perché proprio grazie anche a loro il nostro lavoro può svolgersi nel migliore dei modi come quantità e qualità. Godiamo del supporto esterno di parrocchie, centri di ascolto, enti religiosi e non, privati che ci sostengono rifornendoci di indumenti e generi vari. Cerchiamo nel nostro piccolo di rasserenare l’ambiente e di sollevare i cuori, mostrandoci il più possibile sereni, di buon umore, positivi ed accoglienti con tutti, ben consci di contribuire, anche così, a rendere meno tesa e pesante l’atmosfera in Istituto. Siamo dei volontari cattolici e proprio per questo iniziamo sempre le nostre attività con un momento di preghiera per chiedere al Signore di renderci suoi testimoni anche se non parliamo di Lui, con il nostro comportamento. Ho iniziato parlando di me e dei miei 40 anni a Marassi, vorrei chiudere ricordando i confratelli Franconi, Cristofonini, Montolivoche mi hanno introdotto e guidato in questo servizio insegnandomi a guardare le persone detenute negli occhi e ad accoglierle nel cuore, rapportandomi con loro in modo franco, cordiale e rispettoso. Confratelli che spero con tutto il cure abbiano ormai incontrato viso a viso quel Signore Gesù che per tanti anni erano andati a visitare avendolo scorto condannato e recluso in quelle persone sofferenti incontrate entro le mura di Marassi.

Antonio Faravelli